15/09/2009

Crepuscolo degli idoli

E così, siamo all’inizio del declino; forse addirittura già un po’ più in là. Le schermaglie avvenute lo scorso fine settimana, infatti, non fanno presagire nulla di buono per il regime pornomediatico che controlla la settima potenza economica al mondo. Lo scambio di cortesie tra Fini e Bossi segna l’inizio dello scontro tra chi veramente detiene il potere nel Governo, ossia il secondo, e chi può veramente proporsi come l’unico successore davvero credibile di Berlusconi alla guida del centro destra (il primo). Non vedo nulla di tragico nel fatto che, per succedere a Berlusconi, Fini abbia alla fine dovuto divenirne il più mortale nemico. Le investiture senza scossoni sono infatti consacrazioni di monarchi fantoccio (vedi Putin e Medvedev). Da che mondo è mondo, le vere successioni, quelle che determinano un reale cambiamento di indirizzo politico, avvengono invece sotto forma di congiure di palazzo, tu quoque Brute fili mi e codazzo di pugnali immersi nel sangue dell’idolo rovesciato di turno; non vedo, francamente, perché Berlusconi dovrebbe fare eccezione. Il Governo è sotto un fuoco concentrico di dimensioni impressionanti, troppo grande per non far pensare ad una regia. Ha ragione Berlusconi, è in atto una congiura dall’estero per rovesciarlo: non per salvare la democrazia italiana, come solo i fessi che scrivono “Help us” sul sito del País possono credere, ma, e mi dispiace molto ammetterlo, perché le scelte di politica estera compiute da Berlusconi sono giuste, e danno fastidio soprattutto agli inglesi, e ai francesi in secondo luogo. Se a questi interventi si aggiunge l’influsso dell’altra potenza straniera che più di ogni altra determina le vicende di casa nostra, cioè la Chiesa, il quadro è preciso. La Chiesa, che è molto più accorta della nostra finta opposizione, forse ha iniziato un suo riposizionamento. Gli attacchi che da un po’ di mesi i giornali cattolici vanno lanciando, infatti, si concentrano proprio sulla Lega, cioè il nerbo del Governo. Ma è anche vero che vi è in questo momento nella Chiesa una profonda spaccatura tra Segreteria di Stato vaticana da un lato, e Conferenza episcopale italiana e il Papa dall’altro. Tale spaccatura è innanzitutto una lotta di potere intestina, e solo in parte ha a che fare con le vicende politiche italiane (con la Segreteria che appoggia il Governo in modo intransigente, e i vescovi ormai in aperta rivolta). È però anche vero che in nessun caso i vescovi rischierebbero una frattura insanabile con la Curia allo scopo di affondare un Governo che pure è ormai visto in modo ostile. Per cui vi è da aspettarsi, da parte della Chiesa, un lavorìo sotterraneo piuttosto che una presa di posizione plateale.

Ma intanto il Governo è solo. La Chiesa lavora alla creazione del Grande Centro, progetto in realtà per nulla nuovo. Se ne parlava nell’autunno del 2007, quando allo sfacelo imminente di Prodi (che pure era riuscito a sopravvivere a più di 200 votazioni parlamentari consecutive sulla legge finanziaria) si accompagnava quello della destra, con Fini che ridicolizzava Berlusconi, il quale, esattamente come oggi, rispondeva con attacchi personali sul Giornale di famiglia (Fini allora aveva appena divorziato per una donna molto più giovane). Fini era anche stato ad un segretissimo pranzo con Casini e Montezemolo, in cui si era parlato del progetto di un nuovo partito. Poi venne il proclama berlusconiano dal predellino di un’auto blu in piazza san Babila, e tutto rientrò nei ranghi, anche perché i sondaggi seri davano alla destra il vantaggio schiacciante che in effetti raccolse. Solo per mostrarsi in realtà di natura opposta a quanto sperato da Berlusconi: giacché, se è vero che la coalizione stravinceva, Forza Italia perdeva però ben il 5% su base nazionale, mentre la Lega trionfava. Oggi il premier è debole, non controlla nulla di ciò che è realmente decisivo. Sembra in realtà svogliato: in ciò che conta davvero nel potere, cioè i simboli e i programmi, lascia totalmente campo libero alla Lega. Pesta i piedi per delle minuzie: la troia da far ministra a tutti i costi, i proclami ossessivi contro i magistrati, l'interminabile scelta di quale direttore imporre a quale rete televisiva per sistemare le amanti.  Roba da cumenda di periferia da anni '50. L’aveva, in fondo, preannunciato lui stesso: si candidava solo per il bene dell’Italia, non perché ne avesse veramente voglia. E così è: si concentra sulle amanti, le orge, le feste, i trapianti e i lifting vari. A chi mi obiettasse che almeno la politica estera la fa, rispondo che quest'ultima è in realtà dettata, più che da sue intuizioni come ama pensare e vuol farci credere, dallo strapotere e dalla demoniaca intelligenza delle menti al servizio di quello Stato nello Stato che da sempre è l’ENI, ultima nostra zattera della Medusa rimasta (anche, va detto, grazie a cinquant'anni di stupido buonismo di sinistra) a perseguire senza vergogna uno scopo geopolitico di potenza.

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